Prima di arrivare a Mantova

Terra di mezzo, sorta dalle paludi, Mantova imbiondisce in estate con il riso delle pianure, mentre in autunno si copre le spalle con i rilievi morenici e attinge vino lungo il corso del Mincio, dalle colline del basso Garda, fino alla terra che diede il nome ai famigerati Gonzaga. La città guarda con confidenza al di là del Po, le province emiliane. Con queste ha condiviso le sorti del terremoto, nel 2012, e ancora i turisti impazienti scalpitano per vedere riaperta la Camera Picta.

A noi di Panda Trek piace avvicinarci a Mantova passando per Grazie di Curtatone, dove il Mincio si piega a gomito, si allarga in un dedalo di canali e si prepara ad allagare i bacini artificiali che contornano la città. I Barcaioli del Mincio ci accompagnano con grande abilità in questo viaggio lento, infilando passaggi stretti tra le ninfee, racconti di lucci, siluri, vita passata e presente sul fiume che ha nutrito i mantovani fin dagli albori della loro storia. Tra gli avvistamenti più affascinanti, su queste barche, sono gli adulti che sembrano tornare bambini, impazzendo per riuscire a fotografare l’airone che spicca il volo tra le cannucce e il cormorano che fa asciugare le penne all’aria.

Se i Barcaioli costituiscono già un’attrattiva che vale un viaggio, non ci si può tuttavia lasciar sfuggire una visita al Santuario delle Grazie. Il quale, nel nome, contiene già il significato della sua origine e degli ornamenti inusuali al suo interno. Vale la pena di portarsi gli occhiali per poter cogliere i particolari anatomici che decorano l’impalcatura lignea di rivestimento, lungo le pareti maggiori della navata. Modellini di occhi, mani, piedi, seni, cuori e bubboni pestilenziali venivano preparati dai frati e offerti dai pellegrini che chiedevano la grazia di una guarigione.

E se la vita agreste richiedeva particolari attenzioni per le mani e i piedi, e se la necessità di nutrire tante bocche portava a tenere in gran conto i seni, più inaspettate appaiono le figure in legno, cartapesta e stoffa, di pellegrini illustri, personaggi imploranti una grazia o scampati da un grave pericolo per intercessione della Vergine. In questa stramba processione riconosciamo principi e papi, ma troviamo anche anonimi pellegrini, soldati, nobildonne e gentiluomini, popolani, monaci e suicidi, innocenti e delinquenti scampati alla malasorte, così come alla giustizia umana. I loro sussurri ci giungono dalle metope ai loro piedi:

Dalla fune onde in alto era sospeso, Vergine benedetta, io Te chiamai, Leggier divenni e non rimasi offeso,

Manichini ex voto a Grazie di CurtatoneRecita il condannato alla corda, e

Le due ferite, o Vergine, chiudesti Che due coltelli già mi dier nel petto; Doppia vita così pronta mi desti,

Mormora un soldato scampato alla battaglia. La nostra preferita è però la Miseria delle Grazie, con il suo misero corpo di donna popolana e la sorprendente testa di uomo, baffuta e barbuta.

Per appagare fino in fondo il gusto delle particolarità, con un minimo sforzo di cervicale si nota la presenza di un vero coccodrillo, impagliato, incatenato al soffitto della navata. La parata di ex voto prosegue anche nella sacrestia e nel corridoio delle tavolette, dove sono illustrati i prodigiosi casi di salvezza in situazioni di pericolo (incidenti di carri, malattie, annegamenti, morie di bestiame). Le tavolette votive, datate dal ‘600 all’800, ci incuriosiscono soprattutto per la verità che comunicano, offrendoci scorci di vita di un tempo passato. L’offerta artistica del Santuario è più ampia e merita davvero di essere apprezzata. A noi piace protrarre la permanenza a Grazie di Curtatone fino al dopo-pranzo e approfittarne per esplorare i sapori tipici di questa zona di confine. Poi, con una rinnovata consapevolezza del buono, del bello e del peculiare, ecco, finalmente, possiamo varcare le soglie di Mantova, il gioiellino lombardo incastonato nelle terre emiliane.

           Irene Fantone

  Panda Trek vi porta a Grazie di Curtatone con le gite previste nella sezione Il Museo del Mondo , viaggi alla ricerca di cosa vuol dire l’arte di tutti, l’arte universalmente riconosciuta, l’eredità che il mondo, e quindi tutti noi, abbiamo avuto da grandi pittori, scultori, architetti, musicisti, artisti in genere.

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